artigianato

Briciola numero 17 - Nidoramo

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I lavori di Nidoramo ci hanno subito catturato per immediatezza e semplicità. Francesco ed Anna realizzano i loro giocattoli in legno in un piccolo laboratorio immerso nella campagna, con piccoli macchinari a velocità ridotta. La loro capacità di raccontarsi sia a parole che con i loro manufatti ci hanno rapite...
Abbiamo Fatto qualche domanda a Francesco ed Anna, di seguito quello che ci hanno raccontato:

Nidoramo workspace
Abbiamo letto la bellissima storia del vostro incontro, ce la raccontate? 
La storia del nostro incontro è tutta scritta nel sito. Potremmo inventare nuove versioni, ambientarla in un'isola, o in un villaggio di montagna, o nel parco di una città invisibile. Senza alterarne i tratti fondamentali. Un boschetto. Un campo di calcio a cinque in cui dava prova di sé un gruppo di amici senza più fiato. Un pallone fuori campo. Di nuovo il boschetto. Anna, appena tornata da un viaggio, si trovava lì quasi per caso. Francesco era uno di quegli amici, l’autore del maldestro lancio. La ricerca del pallone da parte di entrambi…

Il vostro nome è evocativo, come vi è uscito?
Il nome Nidoramo, semplicemente, è uscito. Dove abitiamo è pieno di campi e boschi, dunque di alberi, rami e tanti nidi. Una volta uscito il nome, a guardarlo meglio, abbiamo capito che si addiceva perfettamente al nostro lavoro e all’ambito in cui esso si svolge, che è quello ludico-pedagogico. Il nido come casa, come venuta al mondo, come primissimo luogo di formazione. Il nido, oltretutto, come opera architettonica artigianale sempre unica. Il ramo costituisce dapprima un sostegno e poi diventa un trampolino per spiccare il volo (dopo aver tanto giocato) verso le sfide della vita.

Nidoramo - Cavallo con cavaliere
Lavorate immersi nella campagna, il vostro laboratorio è anche il luogo in cui abitate? 
Viviamo in un casolare sui monti delle Cesane, nei pressi d’Urbino. Verde tutt’intorno. Orto e pollaio. Casa e bottega, come si suol dire. Ad essere precisi i laboratori sono due: al piano terra, in un fondo adiacente al forno a legna, vi sono i macchinari che fanno segatura: tagliano, piallano, forano, torniscono, levigano. Sopra, in una delle stanze, il laboratorio che chiamiamo eufemisticamente “pulito”, quello dove si pittura, si assembla, si chiacchiera, si immagazzina.

Come è suddiviso il vostro lavoro, chi si occupa di cosa?
Ora che è arrivata la nostra seconda bimba e sue sono le principali attenzioni di Anna, gli ambiti sono maggiormente distinti, anche spazialmente: lei nel laboratorio di sopra a dar di pennello, di matita o ad intagliar timbri e Francesco nel laboratorio sotto a far polvere.

Nidoramo al lavoro
Ci descrivete una vostra giornata tipo?
Le bimbe sono di solito la nostra sveglia. Durante l’inverno, scendere in cucina, accendere la stufa e metterci sopra la moka del caffè sono un tutt’uno. Lo stesso in estate, ma più agevolmente senza stufa. Apriamo le galline, accompagniamo una delle bimbe a scuola e, di norma, entriamo in laboratorio. Di giornate tipo ce ne sono tuttavia diverse. Con la primavera iniziano i mercatini di artigianato artistico e allora siamo spesso via, in qualche città o festival. Quando siamo a casa cerchiamo di ritagliare del tempo per brevi passeggiate, un tuffo al mare o al fiume, la cura dell’orto. Ma il tempo è sempre stretto e il lavoro tanto, il che ci rende quasi incapaci di utilizzare il divano.

Il legno è un materiale vivo e parlante, cosa vi comunica? cosa desiderate comunichino le vostre creazioni?
Il legno è un elemento completo. In termini aristotelici vi è la potenza del seme e l’atto dell’albero, ma anche la potenza nel sostenere, la docilità con cui si presta ai più svariati usi. Vi è aroma e vi è memoria. E colori, nodi, venature, segni del tempo. La sua lavorazione è una geometria applicata che permette di dar forma alle forme possibili. Il seme-albero entra nel nostro laboratorio e ne escono giocattoli. Mentre ciò avviene cerchiamo di infondervi semplicità ed eleganza. In un mondo pieno di input ma scarso di attenzioni, complesso e ingarbugliato, ricco di oggetti ma povero di fantasia, la semplicità del gioco in legno ci appare una grande risorsa.



Che caratteristiche deve avere il legno che utilizzate?
I vari tipi di legno hanno caratteristiche proprie in base alla loro storia. Possono provenire da un albero a crescita rapida e resinoso o da un albero che impiega molto tempo a maturare, il che lo rende duro e compatto. Le diverse caratteristiche ne determinano anche l’impiego. A volte abbiamo bisogno  di un legno leggero ma resistente per produrre una spadina, altre di un legno che non screpoli troppo se vi si tagliano le curve di un cavallino. Utilizziamo maggiormente abete, faggio, frassino, tiglio, betulla; tutti per lo più provenienti da foreste italiane ed europee, controllate in fase di taglio. Pochissime essenze esotiche, talvolta legno di recupero.

Quali sono le fasi di lavorazione e le tempistiche per arrivare al giocattolo finito?
Ci sono molte fasi e passaggi. Partiamo rigorosamente dal legno grezzo, ossia da tavole irregolari che devono essere per prima cosa piallate e portate al giusto spessore. Poi tagliamo forme di macchinine, cavalieri, foglie, dondoli, equilibristi e molte altre ancora e le levighiamo. Fatto ciò si dipinge, si assembla, infine si gioca.

Nidoramo - Erbario
Lo strumento di lavoro che più vi piace utilizzare? 
Prima di ogni strumento - come utilizzarlo e perché - viene il metodo, che cerchiamo di affinare continuamente. Rispetto ad altri mestieri l’artigiano ha il privilegio di conservare tutta intera la consapevolezza delle varie fasi del lavoro, la materia prima, i passaggi intermedi, le finalità; tutte hanno origine nel suo ingegno, passando per le sue mani. Questo ci piace: nutrire d’intelligenza le fasi del lavoro in modo da migliorarne risultati e tempi di lavorazione. Se pensiamo a come realizzavamo i nostri primissimi giocattoli ci viene da sorridere ora che li vediamo più completi, più precisi, più belli e numerosi. Lo strumento preferito da Francesco è il traforo elettrico: sotto l’azione di una lama che oscilla, una tavola di legno o un pannello di multistrato smettono di essere un’area geometrica astratta per dar vita a forme concrete e irripetibili. Lo strumento di Anna è senz’altro il disegno, che è progettuale all’inizio e decorativo nelle fasi finali.

Luogo del cuore? 
Ce ne sono tanti, abbiamo un cuore grande da questo punto di vista e pezzi d’esso abbiamo lasciato qua e là. Ci piace immergerci nel mare ma anche la montagna maestosa ci attrae. Adoriamo una strada che percorriamo ogni giorno per portare nostra figlia a scuola, che corre su una dorsale: di qua gli Appennini, di là le colline del Montefeltro digradanti fino all’Adriatico. Infine, proprio sotto casa, c’è un enorme campo di erba medica che s’innalza fino al cielo e lì, spesso, pascolano i caprioli.

Nidoramo - Draghetto

Il gioco che evoca maggiormente la vostra infanzia? 
Ci viene in mente un giocattolo, seppur il suo ricordo è ormai perduto, che evoca l’infanzia di Francesco. E una foto che lo ritrae, una fila di mini lavandini sullo sfondo, mentre gioca all’asilo nido con un trenino smontabile. Quel trenino, fatto con quel tipo di snodo ma rivisto nelle forme, rivive ora tra i giochi Nidoramo. Ad Anna, invece, piacevano i microcosmi: tutto ciò che è in miniatura e in cui ci si può nascondere. Oggetti minuscoli, piccoli cimeli, pezzi di puzzle, mondi interi e segreti.

Il vostro rapporto con i social? 
Urticante, bipolare, talvolta incerto. Francesco è da poco guarito dalla sindrome da computer impallato o da “non funziona internet” quando arriva lui. Anna è più competente e più attenta. Attenta, anche, a mantenere una certa dose di riserbo verso un mondo, quello virtuale, che può risultare invasivo o ingannevole. Detto altrimenti, ci troviamo più a nostro agio con pialle, trapani e pennelli, ma desideriamo crescere in quest’ambito, certo fondamentale, e tanto abbiamo da imparare.

Nidoramo - Acrobata

Come e dove è possibile acquistare le vostre creazioni? 
Partecipiamo a mercatini e fiere di artigianato artistico. Se avessimo risposto positivamente alla precedente domanda avremmo potuto dire che le date dei vari eventi vengono pubblicate con puntualità sulle nostre pagine ma questo non è sempre vero. Cercheremo di essere più costanti in futuro. In alternativa, e in maniera del tutto obsoleta rispetto a un mondo globale, chi passa dalle nostre parti può fermarsi per un caffè, un tè o una “giocata”. Oppure c’è internet.

Cosa vi sentite di consigliare a chi muove i primi passi nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Quando abbiamo iniziato questo mestiere passavamo intere mezz’ore a rimirare, rigirandolo per le mani, un oggetto li per lì creato. Si trattava, magari, di un prototipo, o di qualcosa che ora potremmo realizzare decisamente meglio, ma che per il solo fatto di aver preso quelle forme - e quelle misure, quelle e non altre - diventava un inesauribile oggetto di contemplazione. Si, perché, in quelle forme c’era anche il progetto, la valutazione dei possibili percorsi, le scelte tecniche e stilistiche. Ebbene, proprio questo ci sentiamo di consigliare: di mantenere desta la meraviglia. E di tener duro contro le avversità: pezzi di giochi finiti nella stufa, nottate in laboratorio, chilometri in autostrada, mercatini sotto la pioggia... ma questa - seppur la stessa - è un’altra storia. 

Trovate Nidoramo sul loro sito web, su Instagram e Facebook


Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

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BRICIOLA NUMERO 16 - ETHICAL GRACE

06:30

Abbiamo conosciuto i ragazzi di Ethical Grace qualche mese fa, i loro prodotti per la cura del corpo hanno subito attirato la nostra attenzione. Parole d’ordine: semplicità, rispetto per la natura e il benessere della persona, ma soprattutto tanto entusiasmo. Piccolo spoiler, dovete assolutamente andare a curiosare e scoprire i loro bellissimi packaging, ne rimarrete sorpresi.

Come è nata l’avventura Ethical Grace?
L'avventura Ethical Grace è nata quasi per caso o forse per destino. La titolare dell'azienda, Ioana, nasce con gli insegnamenti della nonna che le tramanda l'importanza e la bellezza dei prodotti fatti in casa come una volta, creme e saponi diventano per lei parte integrante della sua infanzia. La ragazza cresce, prende altre strade senza mai dimenticarsi di tutto ciò che ha imparato. Un giorno, purtroppo, la nonna viene a mancare e lei ritrova i formulari che le aveva lasciato, riprendendo e ammodernando le formulazioni, adattandole alla cosmetica moderna, nasce Ethical Grace.

Come avete scelto il nome Ethical Grace?
Grazia etica vuole ricordare il nostro modo di fare impresa con un'ottica di massimo rispetto nei confronti della natura e del consumatore finale.


Chi c’è dietro al marchio Ethical Grace?
Uno staff di collaboratori ben preparato e, naturalmente, Ioana Fuga, la titolare.
In realtà, potremmo definirci una grande famiglia in completo stile italiano composta, non solo dalla titolare, ma da persone molto importanti per Ethical Grace come la dottoressa biologa che ci aiuta nelle formulazioni dei prodotti e nel loro sviluppo, la grafica che ci aiuta con il nostro fantastico packaging che ci contraddistingue ormai in tutta Italia, ed infine, tutti i nostri parenti e conoscenti che provano in prima battuta le nostre formulazioni. In Ethical Grace partiamo sempre dal presupposto che da soli non si fa molta strada.

Le piante hanno svariate proprietà benefiche, chi e come scegliete quali usare?
Cerchiamo sempre di capire quali sono le esigenze del consumatore finale e cosa realmente richiede dalla cosmetica attuale. Le piante vengono selezionate dopo un lungo processo di studio tenendo sempre in mente quali problematiche debbano risolvere considerando le abitudini quotidiane dei giorni nostri.


Il vostro marchio sta crescendo, come gestite le lavorazioni e la produzione in laboratorio? 
La crescita determina turni di produzione più frequenti e orari lavorativi più lunghi.

La vostra grafica pulita ed i vostri packaging non convenzionale sono veramente gradevoli, è stato difficile conciliare estetica, progetto e sostenibilità?
Progetto, estetica e sostenibilità sono caratteristiche molto difficili da tenere insieme, tutto ciò è potuto avvenire solo con un grande sforzo da parte nostra e dei nostri fantastici collaboratori che credono nel nostro progetto tanto quanto noi.

Com’è cambiato il vostro lavoro da quando avete mosso i primi passi?
Moltissimo, si è trasformato in un lavoro che necessita di una organizzazione sempre più elevata che si traduce in un ottica di massima soddisfazione per il cliente.


Perché dovremmo preferire uno shampoo solido e non uno liquido, quali sono i benefici?
Molteplici, all'interno dello shampoo solido, non essendoci componenti acquose, non è previsto l'utilizzo di conservanti e, soprattutto, si evita ogni genere di plastica per l’inflaconamento, tema di sempre maggiore importanza. Inoltre, aspetto sicuramente importante, è la durabilità: i prodotti solidi durano decisamente di più rispetto a quelli liquidi di conseguenza nel lungo termine si presenta un risparmio non indifferente. Ultimo aspetto importante sono semplici da portare ovunque e, in caso di viaggio, è possibile trasportarli più facilmente.


Per quanto riguarda le creme viso, cosa assolutamente non devono contenere per il benessere della nostra pelle?
Secondo la nostra ottica non ci sono ingredienti che vanno assolutamente evitati o negati (oltre a quelli realmente vietati dalla legge).  Bisogna capire che se gli ingredienti di un prodotto
cosmetico rispettano e sono consentiti dalla normativa europea (regolamento UE 1223/2009) si possono definire sicuri nel loro consumo. Non è un segreto che la normativa vigente europea, che disciplina la produzione di prodotti cosmetici, sia la più rigida al mondo. Detto ciò la produzione delle nostre creme avviene cercando di rispettare al massimo le regole non scritte della cosmetica naturale, per esempio, come base delle nostre creme e, a differenza di molte altre case di cosmetica, non utilizziamo derivati del petrolio di bassa qualità e costo perché crediamo fermamente nella loro inefficacia e non adatto ai nostri standard di qualità. Al loro posto inseriamo oli vegetali ricchi in acidi grassi e, invece della banale acqua utilizziamo idrolati derivanti dal processo di distillazione degli oli essenziali, in questo modo non solo utilizziamo acque ricche in materiale vegetale, ma riutilizziamo acque che, in altro modo, verrebbero sprecate. Concludo sottolineando uno dei più grandi pregi degli ingredienti naturali ovvero la loro capacità di creare sinergie tra le molecole che li compongono. Basti pensare che tra il 2000 e il 2012 nel propoli sono state individuate non meno di 241 componenti tra cui flaconiodi, cumerine e terpeni.


La pianta che più vi rappresenta?
Sembrerebbe scontato, ma direi la lavanda. E una pianta di una formidabile resistenza non solo alle condizioni di terreno più difficile, ma anche alle temperature più rigide e ai periodi prolungati di siccità. E nonostante ciò, appena arriva la bella stagione, i suoi fiori viola rallegrano e riempiono l’aria di profumo inebriante.

Che rapporto avete con i social?
Per noi, come per molte piccole imprese, i social network sono uno strumento fondamentale per rimanere sempre vicino ai nostri clienti e cercare di spiegare nel dettaglio ciò che facciamo. Cerchiamo di avere un presenza sempre costante per quanto ci è possibile.

Quali sono gli strumenti che vi aiutano quotidianamente a gestire la vostra attività? 
Libri, enciclopedie, matite e quaderni. Siamo di vecchio stampo.


Sogni nel cassetto?
Riuscire a diventare sufficientemente grandi per poter stanziare risorse nel sociale, migliorare per quanto ci è possibile l’ecosostenibilità investendo in materiali di sempre minor impatto ambientale e soprattutto cercare di investire per poter bonificare, ripulire e ridistribuire il reddito nelle zone più povere nel mondo.

Progetti per il futuro?
Sicuramente allargare la nostra gamma prodotti sempre mantenendo costante la naturalità, la loro efficienza e la massima ecosostenibilità eliminando totalmente l'utilizzo di plastiche.


Il vostro rapporto con la bellezza?
Potrebbe definirsi naturale, nel senso che crediamo che la bellezza debba essere espressione di ciò che siamo realmente senza bisogno di incentivi artificiali.

Avete qualcosa da dire a chi sta cominciando ad avviare il proprio percorso lavorativo nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Perseguire sempre i propri sogni al di là di tutte le difficoltà che si presentano durante il cammino. 


Trovate Ethical Grace sul loro sito web, su instagram e facebook


Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

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MARKET PRIMAVERILI - IN BLOOM

06:30



Come ogni anno a primavera andiamo a respirare aria di mare a Rimini, dal 10 al 12 maggio ci troverete nella splendida cornice del Matrioska Lab Store, che per la sua 15° edizione ha scelto una location vista mare, la Colonia Novarese, che pare proprio una nave, ed è subito Amarcord! Artigianato, cibo, musica e laboratori vi aspettano in questa tre giorni davvero imperdibile, siateci...
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MATRIOSKA LAB STORE
Colonia Novarese - Viale Principe di Piemonte - Rimini
Venerdì 10 maggio dalle 16.00 alle 21.00
Sabato 11 maggio 10.00 alle 21.00
Domenica 12 maggio 10.00 alle 21.00


Il secondo appuntamento primaverile sarà il 18 e 19 maggio e ci porterà nel ciocco della Romagna, in quel gioiellino di paese che è Bagnacavallo. Il Made Market sarà ospitato all'interno del Chiostro dell'Antico Convento di S. Francesco, due giornate con oltre 60 espositori, cibo e laboratori (anche per i più piccoli). Se non avete mai visitato Bagnacavallo noi vi consigliamo di approfittarne! Un giro al Made Market e una gita per i vicoli suggestivi di questo paesino fino a giungere alla bellissima Piazza Nuova renderà questo fine settimana di metà maggio perfetto!
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MADE MARKET
Antico Convento di S. Francesco - Via Luigi Cadorna, 10 - Bagnacavallo (RA)
Sabato 18 maggio dalle 14.00 alle 22.00 
Domenica 19 maggio dalle 10.00 alle 19.00
Ingresso gratuito


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BRICIOLA NUMERO 15 - MARIAPIA GAMBINO (Fatti di C'Arte)

06:30


Voi non lo immaginereste mai vedendo i suoi lavori, delicati, eleganti, poetici, ma Maria Pia è una vera bomba del divertimento.
I suoi lavori in cartapesta sono sognanti, equilibrati e rasentano la perfezione nell’esecuzione. Se mai vi capitasse di passare davanti la vetrina del suo negozio, in pieno centro a Faenza, state attenti, potreste risvegliarvi dopo un’ora, immobili a bocca aperta intenti a costruire storie con i personaggi che la abitano.

La bottega di Mariapia in Piazza del Popolo 16 a Faenza.
Come è iniziata la tua avventura con la cartapesta?
Il prossimo anno saranno 10 anni da quando è iniziata questa avventura.
Era l'aprile del 2010 di una sera qualunque ed ero smaniosa di creare qualcosa di nuovo con materiali diversi (il mio percorso di studi è legato al mondo della ceramica).
Aprii il cassetto dove tenevo vari attrezzi e ci trovai un rotolo di fil di ferro e uno di nastro adesivo. Avevo anche un barattolo di colla vinilica e una serie di vecchi giornali. Iniziai a dare forma alla carta, non avevo un progetto iniziale. La carta prendeva forma, quasi fosse lei a guidare le mie mani. Nacque così il mio primissimo lavoro. Mentre vi rispondo lo sto guardando. Sono un lui e una lei, in mezzobusto. Lui ha gli occhi chiusi e porge un cuore alla sua lei, che lo guarda con una certa serietà. Sono contenuti dentro ad un scatola di legno, che ricavai da un vecchio cassettino al quale costruii attorno una cornice con le assi di una cassetta di legno, quelle della frutta per intenderci.
Mentre questo primo lavoro nasceva, sbocciava in me un desiderio.
Oddio! Me lo ricordo come fosse accaduto ieri. Ricordo proprio quell'emozione, o meglio quel desiderio che cresceva e che mi sussurrava: "Sì! È questa la strada da percorrere."
Per esperienza posso dirvi che le cose belle nascono sempre da periodi complicati, e quello lo fu. Ma quel momento di incertezza portava con sé un piccolo seme, che andava solo preso e piantato. E così in modo del tutto inconsapevole, lanciai quel semino e iniziai la mia bella avventura con la carta. Decisi quasi subito che sarebbe stato il mio lavoro, ma ci volle davvero tanto tempo e soprattutto caparbietà e sacrificio prima che quel desiderio prendesse realmente forma. Oggi è il mio lavoro, posso dirlo, perché è di questo che vivo, incredibilmente. Ogni mattina, mentre in bici mi dirigo nel mio laboratorio, mi sorprendo di poter fare questo percorso. 

Le creazioni in cartapesta di Mariapia

Come e dove hai imparato a realizzarla?
Nella città dove frequentai le scuole superiori (Sciacca), oltre alla ceramica, si lavora anche con la cartapesta. Sciacca è una della numerose città italiane a tradizione ceramica, ma vanta anche uno storico Carnevale e perciò quasi tutti i ceramisti della città sono dei cartapestai. Ho avuto modo di osservare, apprendere ed innamorarmi della cartapesta proprio durante quegli anni, ma solo a distanza di tempo ho riscoperto e ripreso questa tecnica. Vedere che dalla carta potessero prendere forma quelle enormi sculture mi faceva impazzire. Anche se ho dovuto reinventare  e personalizzare questa tecnica: il mio lavoro infatti è su piccola scala e tecnicamente è assai diverso che costruire un carro allegorico. Ho fatto tutta una serie di esperimenti fino a trovare poi la mia tecnica personale e il mio stile.


In molti tuoi lavori unisci il fil di ferro alla carta, utilizzi anche altri materiali nelle tue opere?
Il legno è un altro materiale parecchio presente nelle mie creazioni. Scatole, cornici e contenitori che accolgono o completano i miei lavori sono fatti di legno. Oggetti che costruisco o riciclo.

I tuoi strumenti di lavoro?
La carta in primis, vecchi giornali, cartone, cartoncino, poi il fil di ferro, il nastro di carta adesivo, colla vinilica, colori acrilici e vernici sono alla base del mio lavoro e sempre presenti sul mio tavolo e anche a casa. Se apri un qualunque cassetto, puoi star certo di trovarci dentro una di queste cose. E poi tutto il resto, pinze, forbici, attrezzi vari. Una cantina piena sia a casa che in laboratorio.


Che tempi di lavorazione richiede la cartapesta?
Ahimè, questa è una tecnica che ha tempi parecchio lunghi, legati principalmente alla modellazione e poi all'asciugatura della carta. Una bella palestra di pazienza e disciplina,  direi.

Raccontaci una tua giornata lavorativa tipo.
Oh, mamma mia! Volete proprio farmi venire allo scoperto?
Non sono una persona metodica e soprattutto mattiniera (ahi, ahi!), mi piace lavorare soprattutto la sera, perché riesco a concentrarmi meglio. Faccio così le ore piccole e arrivo nel mio laboratorio parecchio tardi la mattina, prendendomi i rimproveri dei miei clienti. Imposto il lavoro giorno per giorno, in base alle priorità e alle scadenza da rispettare. Ci sono giorni che dedico interamente alla modellazione della carta e altri alla decorazione. Ci sono molteplici aspetti da curare poi e la giornata tramonta abbastanza rapidamente.


Da qualche anno lavori in pieno centro storico a Faenza, in un negozio tutto tuo, com’è cambiato il rapporto con il pubblico che ora viene a trovarti?
Sicuramente in meglio. Il fatto di avere un luogo fisico dove accogliere le persone e farle sentire libere di venire anche solo a curiosare ha dato uno sviluppo significativo al mio lavoro.

Il tuo negozio è anche il tuo laboratorio? 
In verità non mi piace definirlo negozio. È il mio laboratorio o meglio la mia bottega nel senso originario del termine, dove progetto, creo e poi sì incontro i clienti. Vivo questo luogo in piena libertà, senza vincoli di orario. Ci sto il tempo che mi serve starci. Proprio come piace a me!


Cosa ha portato una siciliana in Romagna?
Di formazione sono una ceramista e quale posto migliore di Faenza per approfondire gli studi tecnici sulla ceramica? Ho studiato restauro conservativo, lavorato nel settore per un po' di anni per poi finire a fare la cartapesta a Faenza, città della ceramica. Bizzarro, no?
Ma nemmeno tanto, perché ho scoperto che anche qui ci furono delle importanti maestranze che lavoravano proprio la cartapesta. Ho sempre pensato che ceramica e cartapesta camminano l'una di fianco all'altra e, scoprire che anche a Faenza si lavorava questo materiale, in un certo senso ha confermato la mia idea.

Il tuo mondo è indiscutibilmente quello della cartapesta, pensi mai o ti capita di realizzare le tue opere anche con un’altra tecnica?
Sono anni che desidero rimettere le mani nell'argilla, adesso che ho anche il forno credo sia venuto il momento di farlo. Spero presto. 

Zenobia, da Le Città Invisibili di Italo Calvino

Che caratteristiche deve avere la carta che usi per le tue opere?
Uso principalmente i quotidiani, è tutto quello che mi serve.

Da cosa trai ispirazione per realizzare le tue creature sognanti?
Dalla lettura, dagli illustratori che mi piacciono, dal mio mondo di bambina.

Sogni nel cassetto?
Il sogno nel cassetto in questo momento è di potermi prendere un anno sabbatico dal lavoro su commissione e potermi dedicare a tempo pieno a nuovi progetti. Sono un tantino folle, non è escluso che accada.

Luogo del cuore?  
Il mio luogo del cuore è mutevole. Posso dirvi qual è il mio luogo oggi, ma probabilmente tra qualche mese o anno potrebbe cambiare. Il mio luogo, quello a cui penso per riassaporare la bellezza ed emozionarmi nei giorni grigi è lo Stagnone di Marsala in Sicilia. Il tramonto sulle saline, e il cielo blu che cade dolcemente sulle sue acque basse. Da tre anni a questa parte ho frequentato questo posto con  regolarità e ne sono letteralmente innamorata. Quando sono triste penso a qual contrasto, a quel bianco dei cumuli di sale che si alzano contro il cielo blu, accarezzati dalla brezza marina dello Stagnone. Alle mie camminate nelle acque basse che portano verso l'Isola Lunga. È la mia terapia contro ogni forma di tristezza.


Progetti per il futuro?
Una mostra per festeggiare i miei dieci anni di cartapesta. 2020, mi piace molto come numero.

Sappiamo che organizzi corsi di cartapesta e che sono sempre affollatissimi, cosa realizzano principalmente i partecipanti durante i tuoi laboratori?
I miei corsisti sono liberi di sviluppare un proprio progetto personale. I miei corsi non sono dei tutorial, non riproduciamo nulla di quello che io realizzo. Perciò ogni volta gli elaborati sono diversi, ma ho notato che molti finiscono per realizzare delle bambole o comunque delle figure.

Oltre che nel tuo negozio a Faenza, commercializzi i tuoi prodotti anche in altro modo?
Spedisco ovunque, ma non ho uno shop on-line. Una parte delle committenze arriva dai social: Facebook, Instagram e incredibilmente anche da Pinterest. Non sono molto social, ma il mio lavoro circola parecchio in rete, dovrei solo investire un po' di più in tal senso, se solo avessi più tempo! 


Hai qualcosa da dire a chi sta cominciando ad avviare il proprio percorso lavorativo nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Non penso di avere le competenze per dare dei consigli, ma in base alla mia esperienza posso dire di non credere a quelle frasi del tipo: "Se ci credi veramente, allora puoi farlo" etc. Niente di più falso! Sognare, crederci,  sicuramente è importante, anzi fondamentale, ma non basta.
Bisogna essere realistici, capire come funziona il mondo, guardarsi intorno, testare il terreno per capire se quello che fai può avere un riscontro. Ma anche questo non basta.
Perché bisogna guardare al proprio progetto non a breve termine, non secondo le mode del momento. Se alla base del proprio lavoro non c'è una storia, un fondamento fatto di studio, progettualità, esperimenti, credo non si riesca ad andare molto lontani.
Bisogna essere dei sognatori, ma coi piedi per terra, per essere in grado di confrontarsi con la quotidianità spesso irta di ostacoli, sacrifici e anche fallimenti. 
Insomma, non bisogna illudersi che questo sia un lavoro così diverso da tanti altri, anzi è più faticoso, gratificante, ma faticoso. Non voglio scoraggiare nessuno, voglio semplicemente dirvi che un lavoro come questo è una vera sfida, dove ogni centimetro che percorri e ti guadagni non lo ricevi in dono, ma te lo devi costruire giorno per giorno con impegno fino anche a fare rinunce talvolta importanti.

Trovate Fatti di C'Arte sul suo Sito web, sulla sua pagina FacebookInstagram oppure Pinterest

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BRICIOLA NUMERO 14 - RA' ILLUSTRAZIONI

06:30

Raffaella (Ra' illustrazioni) è un’illustratrice che abbiamo amato entrambe al primo sguardo, tanto che appena viste le sue immagini abbiamo pensato, “è perfetta per briciole”. Ha l’aspetto di una ragazzina, gli occhi grandi che le/ti illuminano il viso e una sensibilità che un po’ ci fa invidia (in senso buono eh!). Le sue immagini, (in particolare noi abbiamo apprezzato la serie al femminile) sono profonde, ma cariche di ironia e leggiadria, dovreste sentirla mentre vi descrive le sue illustrazioni, una gioia per gli occhi e per lo spirito.

La postazione di Ra' illustrazioni al Garden Lab, spazio condiviso a Genova
Quando hai iniziato a realizzare illustrazioni? I tuoi studi erano indirizzati verso questo percorso?
Il mio percorso di studi non è legato nello specifico all'illustrazione, ho frequentato il liceo Artistico, successivamente l'Accademia di Belle Arti di Brera dove mi sono diplomata in Scenografia e dopo una breve esperienza in teatro ho iniziato a lavorare come decoratrice di interni; tra polvere, calce e ponteggi ho formato le mie competenze. Ho approfondito la passione per l'illustrazione, a cui precedentemente dedicavo ritagli di tempo, circa due anni fa. Un giorno, dopo mesi dedicati ad un progetto di decorazione, il lavoro è saltato all'improvviso e io mi sono ritrovata amareggiata, priva di un'immediata alternativa e ovviamente con del tempo "libero" inaspettato. Era il momento giusto, ho impugnato foglio e matita e sono rinata dalle ceneri come una fenice... o un piccolo pulcino!

Le tue illustrazioni sono molto intense e ricche di simbolismi, a cosa ti ispiri quando le progetti?
Le fonti di ispirazione sono infinite, la vita è un caleidoscopio di stimoli. In alcuni lavori ho raccontato il mio vissuto, cose buffe, tristi, ricordi, oppure ci sono poesie che ho amato, la musica ascoltata, l'incanto della natura...per ogni immagine credo che il denominatore comune sia l'emozione provata. La cosa che mi sorprende sempre è come affiorino in modo naturale ed istintivo.

Piccolo drago, 2017 - tecnica mista
Quali tecniche utilizzi per realizzare le tue illustrazioni? La tua preferita?
Per le illustrazioni a colori utilizzo principalmente pastelli ad olio, acrilico, china, matite, collage. Creo delle superfici di fondo materiche che poi lavoro a velature... i fogli di carta come se fossero pareti: questo viene dalla decorazione. Mentre per i disegni stampati in cianotipia, parto da un elaborato realizzato ad inchiostro su carta che successivamente duplico in negativo su acetato: in questo modo si crea la matrice. La fase di stampa è la parte più tecnica, si utilizzano due sali di ferro, un bromografo e si lavora preferibilmente in camera oscura. Non ho un'illustrazione preferita: i figli sò piezz' è core!

Ci piacciono molto gli interventi a collage che applichi su alcuni tuoi lavori, utilizzi anche altri materiali, oltre alla carta, per realizzarli?
Fino ad ora ho utilizzato solo carta, è un materiale che mi piace molto, spesso parto da fogli bianchi su cui creo delle basi di colore o su cui disegno immagini che poi taglio.

La prima cosa che fai quando progetti un nuovo lavoro?
Scelgo i colori che userò, li accosto l'uno all'altro e mi rendo conto se mi trasmettono la sensazione che voglio dare...può sembrare assurdo ma per me i colori sono come un profumo, fanno vibrare i sensi prima ancora di ingabbiarsi in una forma.

La scrivania di Ra' illustrazioni, al lavoro con pastelli ad olio e collage
Ti sei mai approcciata al computer in termini illustrativi?
No mai, è un mezzo che non mi appartiene, sono consapevole del grande potenziale che ha e apprezzo molti lavori eseguiti a computer ma so cosa mi fa stare bene e al di là del risultato finale, della rapidità con cui si può realizzare un elaborato, in me si antepone una necessità fisica, tattile che un tramite digitale non può soddisfare. Inoltre quando si disegna, ancor più quando si dipinge, c'è un momento in cui bisogna ponderare tutto ciò che si andrà ad aggiungere, il rischio è alto perché si può compromettere l'intero lavoro, non si può "modificare" come un file : questa peculiarità analogica per me è costruttiva.

Quali sono gli strumenti di lavoro che non possono mancare sulla tua scrivania?
Ahimè da poco gli occhiali da vista!... sepolti da colori ad olio, carta, forbici, colla, acrilici, matite, tisane e frutta.

Che rapporto hai con i social?
Pessimo. Ho resistenze anche ad usare il telefono, credo di appartenere ad una specie antidiluviana... spero di non estinguermi!

Come promuovi il tuo lavoro?
Ritornando alla domanda precedente direi che non lo promuovo in modo efficace, visto che la comunicazione capillare oggi viaggia sui social. Al momento mi sto facendo conoscere partecipando a market, festival etc...non sono social ma molto socievole e lì il contatto con la gente è diretto, mi viene naturale raccontare chi sono e cosa faccio. Ovviamente c'è la volontà di migliorare questo aspetto, è nel mio interesse, ma ci arriverò con i miei tempi, senza snaturarmi.

L'incontro, 2017 - tecnica mista
Quella di illustratrice è la tua attività principale?
Purtroppo no, credo mi serva ancora tempo ed esperienza, quindi trovo sostentamento un pò in questo e nei lavori di decorazione per cui è sempre viva la passione.

Un pensiero ricorrente?
Non vedo l'ora che arrivi l'estate...

Futuro, 2018 - disegno al cianotipo, stampa in negativo su carta cotone con intervento a collage
Terra, fuoco, aria o acqua?
Dopo "hai un'illustrazione preferita?" questa è la domanda più difficile...diciamo che in questo momento della vita sono aria e terra, purtroppo un po' in conflitto quindi è faticoso ma arriverà l'equilibrio e allora sarà pura pace.

Il tuo luogo del cuore?
Le isole. Per me sono luoghi ancestrali, emergono dalle profondità ed incarnano l'energia della terra, trovo magica la sensazione dell'approdo, hanno un mistero che di giorno sembra svelarsi e di notte rimane custodito nell'abbraccio del mare, del cielo.

Una cosa che ami dell’Italia e una cosa che invece detesti?
Ne amo l'identità unica di ogni luogo, le antiche tradizioni, perché credo che la bellezza e la forza risiedano nella diversità e l'Italia è un mosaico, infiniti tasselli ne compongono la meraviglia. Ne odio l'incapacità di ricordarsi che il mosaico è ben più vasto e non si ferma al confine del proprio orticello...l'individualismo eccessivo impoverisce l'uomo.

Realizzi laboratori per insegnare le tue tecniche illustrative?
Sì, ho tenuto dei workshop sulla cianotipia, ed è molto stimolante perché ci si mette in gioco in modo diverso e si condivide l'esperienza reciproca. Vorrei dedicare più tempo a questa attività fino ad ora sono state esperienze brevi mentre mi piacerebbe poter fare dei laboratori che durino almeno un paio di giorni, per approfondire le tecniche e i rapporti umani.

Non sola, 2018 disegno al cianotipo, stampa da positivo su carta cotone
Cosa ti senti di consigliare a chi muove i primi passi nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Di essere autentici.

Trovate Ra' illustrazioni su: Instagram, oppure via mail, radeponti[at]gmail.com

Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

acquerello

BRICIOLA NUMERO 13 - CALLUNA CARTILEGI

09:24


Erica è una giovane donna, il suo sorriso schivo, l’estrema educazione e la semplicità con cui si pone ci hanno immediatamente catturate. Lavora e rilega la carta con cura certosina, ricercando materiali, abbinamenti e nuove forme, prendendo spunto da tutta la natura che la e di cui si circonda. Scoprite cosa ci ha raccontato.

Calluna Cartilegi workspace
Ciao Erica, raccontaci qualcosa di te, com’è nata la tua passione per la carta?
Direi che nasce dall'amore per i libri e la lettura che ho fin da piccola. Da questo legame alla passione per il libro come oggetto, per il profumo e la materialità della carta, il passo è stato breve! Gli anni di liceo artistico hanno consolidato questa attrazione, e le hanno dato una forma creativa. Per la carta provo prima di tutto un sentimento, ed è quello che mi guida alla scoperta delle diverse tipologie e delle tante possibilità di lavorarla.

Quali sono i tuoi principali strumenti di lavoro?
Calluna nasce come una piccola autoproduzione, e così a parte una taglierina per A3 non ho grandi attrezzature. Tutti i progetti nascono su un foglio, dove faccio schizzi preparatori e ipotesi a penna e a matita. Gli strumenti principali che utilizzo nella realizzazione pratica sono cutter e forbici, la stecca per piegare le pagine, aghi e fili, riga, squadre, pennelli e colla. Non da ultimo tutti i miei volumi di botanica e giardinaggio che sono perfetti per sostituire le presse!

Quadernini con carta di gelso e carta Lokta
Sappiamo che il tuo laboratorio è anche il luogo in cui vivi, riesci a giostrarti bene nell'organizzare la quotidianità lavorativa e quella privata?
Non sempre è facile, lavorare a casa porta parecchie distrazioni. Cerco di rispettare degli orari, resistere alle tentazioni ed esorcizzare il pensiero della lavatrice finché non è ora di farla. Bisogna dire che, organizzandosi bene, questa soluzione mi permette di portare avanti la gestione di una casa che più che una casa è una scelta di vita. Abbiamo tanta terra intorno, un giardino che è una parte del mio lavoro (molti materiali vengono da li, e quasi tutte le ispirazioni), orto, galline da sfamare, riscaldamento a legna... Tanti impegni che se lavorassi fuori casa non potrei mai portare avanti.

Descrivici una tua giornata tipo
La mia giornata inizia con un caffè, senza non vado da nessuna parte! Di solito è divisa in due parti, con una lunga pausa in mezzo che sfrutto per mandare avanti l' “azienda casa”. Cerco di programmare la settimana dedicando almeno un giorno e mezzo allo studio, e gli altri giorni sono tutti per la creazione pratica. Ogni album nasce da una lunga serie di passaggi, che vanno dalla progettazione al taglio dei componenti, e prima della rilegatura ci sono diverse fasi di incollaggio che devono di volta in volta asciugare sotto un peso per almeno mezza giornata. Cerco di portare avanti più creazioni in maniera organica, per ovviare ai tempi di attesa, e le mie giornate seguono un programma basato su questo ritmo.

Album fotografico con rilegatura Copta e carta Lokta stampata
Abbiamo visto che completi alcuni tuoi lavori con illustrazioni botaniche minuziose e poetiche, come hai coltivato e sperimentato questa arte?
Prima di iniziare questo progetto ho lavorato per quasi dieci anni in un vivaio, ed è così che è cresciuta l'abitudine di osservare le piante e anche il desiderio di rappresentarle per farle mie. Uso principalmente la china e l'acquerello, tecniche con cui ho preso confidenza nelle tante tavole di progetto architettonico che ho realizzato al liceo. Non è la classica formazione da illustratrice ma un procedimento tutto mio per arrivare a dare sembianza a quello che amo: le piante, e in generale forme e colori presi in prestito dalla natura, sono la mia principale fonte di ispirazione.

Album fotografico a soffietto con illustrazione
Come scegli le carte su cui costruirai i tuoi lavori? Hai una carta che ti piace utilizzare più delle altre?
Quello della carta è un mondo sconfinato e amo come per ogni progetto ci sia ogni volta tanto da scoprire ed imparare. Per la scelta mi baso innanzi tutto sulla grammatura e sulle qualità più “tecniche”, cercando la carta migliore per un determinato utilizzo. A seconda che lo scopo sia scrivere, disegnare, o accogliere fotografie le carte che scelgo avranno diverse caratteristiche di spessore. Per quanto riguarda il rivestimento delle copertine è importante prima di tutto capire come si comporta la carta con la colla e la sua resistenza all'usura. Una volta fatta una cernita in base agli aspetti più pratici, mi butto sul colore! Amo ricreare i contrasti o le sfumature del mondo naturale, e ci sono tante carte con cui sperimentare, anche perché ogni accostamento porta ad un effetto diverso. Mi piace tantissimo la carta di gelso, per la sua matericità, e la carta Lokta perché offre un'incredibile varietà di colori e sfumature, che passano dal tenue, al vivace, al cangiante.

Mini taccuini rilegati all'interno di una busta
Quante tipologie di rilegature realizzi?
All'incirca una decina... Dico all'incirca perché fare un conto preciso è difficile. Ho iniziato questo percorso da autodidatta, il che ha significato impararle attraverso tante prove ed esperimenti: quando i passaggi non sono tutti segnati spesso ci vuole anche un po' di immaginazione per capire qual'é il metodo migliore. Tante delle rilegature che realizzo sono frutto di adattamenti che ho “inventato” per raggiungere le caratteristiche che desideravo in un determinato progetto. Molto spesso sono il risultato di una contaminazione tra le diverse tecniche di cucitura, oppure con elementi e piegature che prendo in prestito dal mondo dell'origami. Le basi da cui parto più spesso sono la tecnica Copta e quella Francese, e per gli album fotografici trovo molto versatili le rilegature che si agganciano al dorso rigido. La rilegatura giapponese è incredibilmente bella e prevede già di per se' infinite variazioni.

Taccuini con pagine in carta puntinata e rilegatura Copta e Francese
Il tuo rapporto con la tecnologia?
Non si può definire esattamente idilliaco: probabilmente non è un caso che abbia deciso di dedicarmi a un progetto così profondamente analogico! Creare oggetti dedicati a chi ama scrivere e disegnare a mano, leggere libri cartacei e stampare le fotografie per conservarle è così naturale perché io per prima sono fatta così. Cerco di crescere e imparare anche del mondo digitale, per tanti aspetti è una necessità, ma ogni cosa nuova che imparo è una conquista faticosa, e mi rendo conto che la mia testa vorrebbe dimenticarla il prima possibile.

Cosa ascolti quando lavori?
Lavoro sempre accompagnata dal silenzio. Forse per via degli anni di lavoro solitario tra le piante, che come si sa non parlano, ma essere circondata dal silenzio per me è una necessità, non solo per concentrarmi su qualsiasi cosa stia facendo, ma proprio per sentirmi in equilibrio. Amo molto anche la musica, ma se ascolto una canzone devo “partecipare”, così è un momento dedicato solo a lei, in cui non posso fare altro che ascoltare (e cantare, se non c'è nessuno nei paraggi).

Album fotografico con rilegatura Copta e Francese e foglie di Pioppo pressate in copertina
Luogo del cuore
Il mio giardino, che essendo molto grande non è il classico giardino ma una combinazione di selvatico e coltivato. E anche per questo, per la sua imprevedibilità, ogni volta mi regala meraviglia. Per anni in ogni posto in cui ho abitato ho creato un giardino, che ad ogni trasloco letteralmente portavo con me (un'impresa notevole). Non tutti i suoi abitanti sono rimasti negli anni e negli spostamenti, ma posso davvero definirlo un luogo del cuore, talmente prezioso da averlo reso itinerante pur di non separarmene.

Sogni nel cassetto
Il mio sogno è vedere crescere questo progetto. Piano piano e con armonia, un po' come una pianta, che se curata bene si sviluppa in ogni sua parte, senza fretta e con costanza. E poi di costruirmi una casetta di legno in mezzo al giardino dove trasferire il mio lab. (In realtà la vorrei su un albero, ma forse è chiedere troppo).

Taccuini rilegati con mix di carte in copertina
Progetti per il futuro?
Della cartotecnica e della legatoria amo le tante possibilità di sperimentazione, perciò tra i progetti c'è sicuramente il continuare nella ricerca e nella realizzazione di nuove soluzioni. Un altro progetto a cui tengo tantissimo è imparare a creare la carta con le mie mani. Piano piano mi sto avvicinando alla sua realizzazione, e non vedo l'ora di costruire un legame ancora più stretto con questo meraviglioso materiale. Inoltre sarebbe un modo per lavorare con il riciclo e il riuso, che è una cosa che ritengo molto importante.

Realizzi oggetti su commissione?
Si, il bello del creare ogni album da zero è che si possono scegliere tutte le caratteristiche che avrà, dal formato, alla qualità di carta per pagine e il loro numero fino al tipo di rilegatura e ai particolari della copertina. Lavoro già su commissione, e vedere come si mescola il mio stile e la mia tecnica con i desideri del cliente è un processo che mi affascina tantissimo, ogni volta da vita a un risultato unico che non sarebbe nato se l'avessi progettato da sola.


Sogni una collaborazione? Se si con chi?
Si, mi piacerebbe in futuro collaborare con altri crafter, mi affascina in particolare la tecnica del linocut e del printmaking.

Dove si possono acquistare tuoi lavori?
Ho uno shop su Etsy, dove cerco di tenere aggiornata la varietà delle creazioni, anche se non è sempre facile perché sono tutti pezzi unici. Periodicamente partecipo ad eventi dedicati al fatto a mano, e l'elenco aggiornato si può trovare sulla mia pagina. Il mio consiglio è quello di contattarmi attraverso la mail o i messenger di Facebook e Instagram. Contattarmi in privato è anche il passaggio essenziale per iniziare a progettare insieme e creare qualcosa di personalizzato. Una selezione dei miei lavori si trova inoltre nel negozio di moda artigianale Steremoda, a Fidenza.

Album fotografico personalizzato, con foglie di Senecio e rilegatura Buttonhole
Che consigli ti senti di dare a chi si appresta ad avviare la propria attività nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Amare davvero il progetto che si decide di realizzare. La passione per quello che faccio è sempre la cura migliore nei momenti di sconforto che, inevitabilmente, ogni tanto arrivano. Io ho la “fortuna” di avere un ramo della famiglia con il gene della testardaggine; può essere un difetto se usata male, ma devo dire che mi ha sempre aiutato tantissimo nell'arrivare in fondo a ciò che mi ero prefissata! Quindi, anche senza una simile eredità, direi tanta tantissima costanza.

Trovate Calluna Cartilegi su: Etsy, Instagram e Facebook.

Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

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