artigianato

Briciola numero 17 - Nidoramo

00:22


I lavori di Nidoramo ci hanno subito catturato per immediatezza e semplicità. Francesco ed Anna realizzano i loro giocattoli in legno in un piccolo laboratorio immerso nella campagna, con piccoli macchinari a velocità ridotta. La loro capacità di raccontarsi sia a parole che con i loro manufatti ci hanno rapite...
Abbiamo Fatto qualche domanda a Francesco ed Anna, di seguito quello che ci hanno raccontato:

Nidoramo workspace
Abbiamo letto la bellissima storia del vostro incontro, ce la raccontate? 
La storia del nostro incontro è tutta scritta nel sito. Potremmo inventare nuove versioni, ambientarla in un'isola, o in un villaggio di montagna, o nel parco di una città invisibile. Senza alterarne i tratti fondamentali. Un boschetto. Un campo di calcio a cinque in cui dava prova di sé un gruppo di amici senza più fiato. Un pallone fuori campo. Di nuovo il boschetto. Anna, appena tornata da un viaggio, si trovava lì quasi per caso. Francesco era uno di quegli amici, l’autore del maldestro lancio. La ricerca del pallone da parte di entrambi…

Il vostro nome è evocativo, come vi è uscito?
Il nome Nidoramo, semplicemente, è uscito. Dove abitiamo è pieno di campi e boschi, dunque di alberi, rami e tanti nidi. Una volta uscito il nome, a guardarlo meglio, abbiamo capito che si addiceva perfettamente al nostro lavoro e all’ambito in cui esso si svolge, che è quello ludico-pedagogico. Il nido come casa, come venuta al mondo, come primissimo luogo di formazione. Il nido, oltretutto, come opera architettonica artigianale sempre unica. Il ramo costituisce dapprima un sostegno e poi diventa un trampolino per spiccare il volo (dopo aver tanto giocato) verso le sfide della vita.

Nidoramo - Cavallo con cavaliere
Lavorate immersi nella campagna, il vostro laboratorio è anche il luogo in cui abitate? 
Viviamo in un casolare sui monti delle Cesane, nei pressi d’Urbino. Verde tutt’intorno. Orto e pollaio. Casa e bottega, come si suol dire. Ad essere precisi i laboratori sono due: al piano terra, in un fondo adiacente al forno a legna, vi sono i macchinari che fanno segatura: tagliano, piallano, forano, torniscono, levigano. Sopra, in una delle stanze, il laboratorio che chiamiamo eufemisticamente “pulito”, quello dove si pittura, si assembla, si chiacchiera, si immagazzina.

Come è suddiviso il vostro lavoro, chi si occupa di cosa?
Ora che è arrivata la nostra seconda bimba e sue sono le principali attenzioni di Anna, gli ambiti sono maggiormente distinti, anche spazialmente: lei nel laboratorio di sopra a dar di pennello, di matita o ad intagliar timbri e Francesco nel laboratorio sotto a far polvere.

Nidoramo al lavoro
Ci descrivete una vostra giornata tipo?
Le bimbe sono di solito la nostra sveglia. Durante l’inverno, scendere in cucina, accendere la stufa e metterci sopra la moka del caffè sono un tutt’uno. Lo stesso in estate, ma più agevolmente senza stufa. Apriamo le galline, accompagniamo una delle bimbe a scuola e, di norma, entriamo in laboratorio. Di giornate tipo ce ne sono tuttavia diverse. Con la primavera iniziano i mercatini di artigianato artistico e allora siamo spesso via, in qualche città o festival. Quando siamo a casa cerchiamo di ritagliare del tempo per brevi passeggiate, un tuffo al mare o al fiume, la cura dell’orto. Ma il tempo è sempre stretto e il lavoro tanto, il che ci rende quasi incapaci di utilizzare il divano.

Il legno è un materiale vivo e parlante, cosa vi comunica? cosa desiderate comunichino le vostre creazioni?
Il legno è un elemento completo. In termini aristotelici vi è la potenza del seme e l’atto dell’albero, ma anche la potenza nel sostenere, la docilità con cui si presta ai più svariati usi. Vi è aroma e vi è memoria. E colori, nodi, venature, segni del tempo. La sua lavorazione è una geometria applicata che permette di dar forma alle forme possibili. Il seme-albero entra nel nostro laboratorio e ne escono giocattoli. Mentre ciò avviene cerchiamo di infondervi semplicità ed eleganza. In un mondo pieno di input ma scarso di attenzioni, complesso e ingarbugliato, ricco di oggetti ma povero di fantasia, la semplicità del gioco in legno ci appare una grande risorsa.



Che caratteristiche deve avere il legno che utilizzate?
I vari tipi di legno hanno caratteristiche proprie in base alla loro storia. Possono provenire da un albero a crescita rapida e resinoso o da un albero che impiega molto tempo a maturare, il che lo rende duro e compatto. Le diverse caratteristiche ne determinano anche l’impiego. A volte abbiamo bisogno  di un legno leggero ma resistente per produrre una spadina, altre di un legno che non screpoli troppo se vi si tagliano le curve di un cavallino. Utilizziamo maggiormente abete, faggio, frassino, tiglio, betulla; tutti per lo più provenienti da foreste italiane ed europee, controllate in fase di taglio. Pochissime essenze esotiche, talvolta legno di recupero.

Quali sono le fasi di lavorazione e le tempistiche per arrivare al giocattolo finito?
Ci sono molte fasi e passaggi. Partiamo rigorosamente dal legno grezzo, ossia da tavole irregolari che devono essere per prima cosa piallate e portate al giusto spessore. Poi tagliamo forme di macchinine, cavalieri, foglie, dondoli, equilibristi e molte altre ancora e le levighiamo. Fatto ciò si dipinge, si assembla, infine si gioca.

Nidoramo - Erbario
Lo strumento di lavoro che più vi piace utilizzare? 
Prima di ogni strumento - come utilizzarlo e perché - viene il metodo, che cerchiamo di affinare continuamente. Rispetto ad altri mestieri l’artigiano ha il privilegio di conservare tutta intera la consapevolezza delle varie fasi del lavoro, la materia prima, i passaggi intermedi, le finalità; tutte hanno origine nel suo ingegno, passando per le sue mani. Questo ci piace: nutrire d’intelligenza le fasi del lavoro in modo da migliorarne risultati e tempi di lavorazione. Se pensiamo a come realizzavamo i nostri primissimi giocattoli ci viene da sorridere ora che li vediamo più completi, più precisi, più belli e numerosi. Lo strumento preferito da Francesco è il traforo elettrico: sotto l’azione di una lama che oscilla, una tavola di legno o un pannello di multistrato smettono di essere un’area geometrica astratta per dar vita a forme concrete e irripetibili. Lo strumento di Anna è senz’altro il disegno, che è progettuale all’inizio e decorativo nelle fasi finali.

Luogo del cuore? 
Ce ne sono tanti, abbiamo un cuore grande da questo punto di vista e pezzi d’esso abbiamo lasciato qua e là. Ci piace immergerci nel mare ma anche la montagna maestosa ci attrae. Adoriamo una strada che percorriamo ogni giorno per portare nostra figlia a scuola, che corre su una dorsale: di qua gli Appennini, di là le colline del Montefeltro digradanti fino all’Adriatico. Infine, proprio sotto casa, c’è un enorme campo di erba medica che s’innalza fino al cielo e lì, spesso, pascolano i caprioli.

Nidoramo - Draghetto

Il gioco che evoca maggiormente la vostra infanzia? 
Ci viene in mente un giocattolo, seppur il suo ricordo è ormai perduto, che evoca l’infanzia di Francesco. E una foto che lo ritrae, una fila di mini lavandini sullo sfondo, mentre gioca all’asilo nido con un trenino smontabile. Quel trenino, fatto con quel tipo di snodo ma rivisto nelle forme, rivive ora tra i giochi Nidoramo. Ad Anna, invece, piacevano i microcosmi: tutto ciò che è in miniatura e in cui ci si può nascondere. Oggetti minuscoli, piccoli cimeli, pezzi di puzzle, mondi interi e segreti.

Il vostro rapporto con i social? 
Urticante, bipolare, talvolta incerto. Francesco è da poco guarito dalla sindrome da computer impallato o da “non funziona internet” quando arriva lui. Anna è più competente e più attenta. Attenta, anche, a mantenere una certa dose di riserbo verso un mondo, quello virtuale, che può risultare invasivo o ingannevole. Detto altrimenti, ci troviamo più a nostro agio con pialle, trapani e pennelli, ma desideriamo crescere in quest’ambito, certo fondamentale, e tanto abbiamo da imparare.

Nidoramo - Acrobata

Come e dove è possibile acquistare le vostre creazioni? 
Partecipiamo a mercatini e fiere di artigianato artistico. Se avessimo risposto positivamente alla precedente domanda avremmo potuto dire che le date dei vari eventi vengono pubblicate con puntualità sulle nostre pagine ma questo non è sempre vero. Cercheremo di essere più costanti in futuro. In alternativa, e in maniera del tutto obsoleta rispetto a un mondo globale, chi passa dalle nostre parti può fermarsi per un caffè, un tè o una “giocata”. Oppure c’è internet.

Cosa vi sentite di consigliare a chi muove i primi passi nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Quando abbiamo iniziato questo mestiere passavamo intere mezz’ore a rimirare, rigirandolo per le mani, un oggetto li per lì creato. Si trattava, magari, di un prototipo, o di qualcosa che ora potremmo realizzare decisamente meglio, ma che per il solo fatto di aver preso quelle forme - e quelle misure, quelle e non altre - diventava un inesauribile oggetto di contemplazione. Si, perché, in quelle forme c’era anche il progetto, la valutazione dei possibili percorsi, le scelte tecniche e stilistiche. Ebbene, proprio questo ci sentiamo di consigliare: di mantenere desta la meraviglia. E di tener duro contro le avversità: pezzi di giochi finiti nella stufa, nottate in laboratorio, chilometri in autostrada, mercatini sotto la pioggia... ma questa - seppur la stessa - è un’altra storia. 

Trovate Nidoramo sul loro sito web, su Instagram e Facebook


Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

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BRICIOLA NUMERO 16 - ETHICAL GRACE

06:30

Abbiamo conosciuto i ragazzi di Ethical Grace qualche mese fa, i loro prodotti per la cura del corpo hanno subito attirato la nostra attenzione. Parole d’ordine: semplicità, rispetto per la natura e il benessere della persona, ma soprattutto tanto entusiasmo. Piccolo spoiler, dovete assolutamente andare a curiosare e scoprire i loro bellissimi packaging, ne rimarrete sorpresi.

Come è nata l’avventura Ethical Grace?
L'avventura Ethical Grace è nata quasi per caso o forse per destino. La titolare dell'azienda, Ioana, nasce con gli insegnamenti della nonna che le tramanda l'importanza e la bellezza dei prodotti fatti in casa come una volta, creme e saponi diventano per lei parte integrante della sua infanzia. La ragazza cresce, prende altre strade senza mai dimenticarsi di tutto ciò che ha imparato. Un giorno, purtroppo, la nonna viene a mancare e lei ritrova i formulari che le aveva lasciato, riprendendo e ammodernando le formulazioni, adattandole alla cosmetica moderna, nasce Ethical Grace.

Come avete scelto il nome Ethical Grace?
Grazia etica vuole ricordare il nostro modo di fare impresa con un'ottica di massimo rispetto nei confronti della natura e del consumatore finale.


Chi c’è dietro al marchio Ethical Grace?
Uno staff di collaboratori ben preparato e, naturalmente, Ioana Fuga, la titolare.
In realtà, potremmo definirci una grande famiglia in completo stile italiano composta, non solo dalla titolare, ma da persone molto importanti per Ethical Grace come la dottoressa biologa che ci aiuta nelle formulazioni dei prodotti e nel loro sviluppo, la grafica che ci aiuta con il nostro fantastico packaging che ci contraddistingue ormai in tutta Italia, ed infine, tutti i nostri parenti e conoscenti che provano in prima battuta le nostre formulazioni. In Ethical Grace partiamo sempre dal presupposto che da soli non si fa molta strada.

Le piante hanno svariate proprietà benefiche, chi e come scegliete quali usare?
Cerchiamo sempre di capire quali sono le esigenze del consumatore finale e cosa realmente richiede dalla cosmetica attuale. Le piante vengono selezionate dopo un lungo processo di studio tenendo sempre in mente quali problematiche debbano risolvere considerando le abitudini quotidiane dei giorni nostri.


Il vostro marchio sta crescendo, come gestite le lavorazioni e la produzione in laboratorio? 
La crescita determina turni di produzione più frequenti e orari lavorativi più lunghi.

La vostra grafica pulita ed i vostri packaging non convenzionale sono veramente gradevoli, è stato difficile conciliare estetica, progetto e sostenibilità?
Progetto, estetica e sostenibilità sono caratteristiche molto difficili da tenere insieme, tutto ciò è potuto avvenire solo con un grande sforzo da parte nostra e dei nostri fantastici collaboratori che credono nel nostro progetto tanto quanto noi.

Com’è cambiato il vostro lavoro da quando avete mosso i primi passi?
Moltissimo, si è trasformato in un lavoro che necessita di una organizzazione sempre più elevata che si traduce in un ottica di massima soddisfazione per il cliente.


Perché dovremmo preferire uno shampoo solido e non uno liquido, quali sono i benefici?
Molteplici, all'interno dello shampoo solido, non essendoci componenti acquose, non è previsto l'utilizzo di conservanti e, soprattutto, si evita ogni genere di plastica per l’inflaconamento, tema di sempre maggiore importanza. Inoltre, aspetto sicuramente importante, è la durabilità: i prodotti solidi durano decisamente di più rispetto a quelli liquidi di conseguenza nel lungo termine si presenta un risparmio non indifferente. Ultimo aspetto importante sono semplici da portare ovunque e, in caso di viaggio, è possibile trasportarli più facilmente.


Per quanto riguarda le creme viso, cosa assolutamente non devono contenere per il benessere della nostra pelle?
Secondo la nostra ottica non ci sono ingredienti che vanno assolutamente evitati o negati (oltre a quelli realmente vietati dalla legge).  Bisogna capire che se gli ingredienti di un prodotto
cosmetico rispettano e sono consentiti dalla normativa europea (regolamento UE 1223/2009) si possono definire sicuri nel loro consumo. Non è un segreto che la normativa vigente europea, che disciplina la produzione di prodotti cosmetici, sia la più rigida al mondo. Detto ciò la produzione delle nostre creme avviene cercando di rispettare al massimo le regole non scritte della cosmetica naturale, per esempio, come base delle nostre creme e, a differenza di molte altre case di cosmetica, non utilizziamo derivati del petrolio di bassa qualità e costo perché crediamo fermamente nella loro inefficacia e non adatto ai nostri standard di qualità. Al loro posto inseriamo oli vegetali ricchi in acidi grassi e, invece della banale acqua utilizziamo idrolati derivanti dal processo di distillazione degli oli essenziali, in questo modo non solo utilizziamo acque ricche in materiale vegetale, ma riutilizziamo acque che, in altro modo, verrebbero sprecate. Concludo sottolineando uno dei più grandi pregi degli ingredienti naturali ovvero la loro capacità di creare sinergie tra le molecole che li compongono. Basti pensare che tra il 2000 e il 2012 nel propoli sono state individuate non meno di 241 componenti tra cui flaconiodi, cumerine e terpeni.


La pianta che più vi rappresenta?
Sembrerebbe scontato, ma direi la lavanda. E una pianta di una formidabile resistenza non solo alle condizioni di terreno più difficile, ma anche alle temperature più rigide e ai periodi prolungati di siccità. E nonostante ciò, appena arriva la bella stagione, i suoi fiori viola rallegrano e riempiono l’aria di profumo inebriante.

Che rapporto avete con i social?
Per noi, come per molte piccole imprese, i social network sono uno strumento fondamentale per rimanere sempre vicino ai nostri clienti e cercare di spiegare nel dettaglio ciò che facciamo. Cerchiamo di avere un presenza sempre costante per quanto ci è possibile.

Quali sono gli strumenti che vi aiutano quotidianamente a gestire la vostra attività? 
Libri, enciclopedie, matite e quaderni. Siamo di vecchio stampo.


Sogni nel cassetto?
Riuscire a diventare sufficientemente grandi per poter stanziare risorse nel sociale, migliorare per quanto ci è possibile l’ecosostenibilità investendo in materiali di sempre minor impatto ambientale e soprattutto cercare di investire per poter bonificare, ripulire e ridistribuire il reddito nelle zone più povere nel mondo.

Progetti per il futuro?
Sicuramente allargare la nostra gamma prodotti sempre mantenendo costante la naturalità, la loro efficienza e la massima ecosostenibilità eliminando totalmente l'utilizzo di plastiche.


Il vostro rapporto con la bellezza?
Potrebbe definirsi naturale, nel senso che crediamo che la bellezza debba essere espressione di ciò che siamo realmente senza bisogno di incentivi artificiali.

Avete qualcosa da dire a chi sta cominciando ad avviare il proprio percorso lavorativo nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Perseguire sempre i propri sogni al di là di tutte le difficoltà che si presentano durante il cammino. 


Trovate Ethical Grace sul loro sito web, su instagram e facebook


Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

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BRICIOLA NUMERO 15 - MARIAPIA GAMBINO (Fatti di C'Arte)

06:30


Voi non lo immaginereste mai vedendo i suoi lavori, delicati, eleganti, poetici, ma Maria Pia è una vera bomba del divertimento.
I suoi lavori in cartapesta sono sognanti, equilibrati e rasentano la perfezione nell’esecuzione. Se mai vi capitasse di passare davanti la vetrina del suo negozio, in pieno centro a Faenza, state attenti, potreste risvegliarvi dopo un’ora, immobili a bocca aperta intenti a costruire storie con i personaggi che la abitano.

La bottega di Mariapia in Piazza del Popolo 16 a Faenza.
Come è iniziata la tua avventura con la cartapesta?
Il prossimo anno saranno 10 anni da quando è iniziata questa avventura.
Era l'aprile del 2010 di una sera qualunque ed ero smaniosa di creare qualcosa di nuovo con materiali diversi (il mio percorso di studi è legato al mondo della ceramica).
Aprii il cassetto dove tenevo vari attrezzi e ci trovai un rotolo di fil di ferro e uno di nastro adesivo. Avevo anche un barattolo di colla vinilica e una serie di vecchi giornali. Iniziai a dare forma alla carta, non avevo un progetto iniziale. La carta prendeva forma, quasi fosse lei a guidare le mie mani. Nacque così il mio primissimo lavoro. Mentre vi rispondo lo sto guardando. Sono un lui e una lei, in mezzobusto. Lui ha gli occhi chiusi e porge un cuore alla sua lei, che lo guarda con una certa serietà. Sono contenuti dentro ad un scatola di legno, che ricavai da un vecchio cassettino al quale costruii attorno una cornice con le assi di una cassetta di legno, quelle della frutta per intenderci.
Mentre questo primo lavoro nasceva, sbocciava in me un desiderio.
Oddio! Me lo ricordo come fosse accaduto ieri. Ricordo proprio quell'emozione, o meglio quel desiderio che cresceva e che mi sussurrava: "Sì! È questa la strada da percorrere."
Per esperienza posso dirvi che le cose belle nascono sempre da periodi complicati, e quello lo fu. Ma quel momento di incertezza portava con sé un piccolo seme, che andava solo preso e piantato. E così in modo del tutto inconsapevole, lanciai quel semino e iniziai la mia bella avventura con la carta. Decisi quasi subito che sarebbe stato il mio lavoro, ma ci volle davvero tanto tempo e soprattutto caparbietà e sacrificio prima che quel desiderio prendesse realmente forma. Oggi è il mio lavoro, posso dirlo, perché è di questo che vivo, incredibilmente. Ogni mattina, mentre in bici mi dirigo nel mio laboratorio, mi sorprendo di poter fare questo percorso. 

Le creazioni in cartapesta di Mariapia

Come e dove hai imparato a realizzarla?
Nella città dove frequentai le scuole superiori (Sciacca), oltre alla ceramica, si lavora anche con la cartapesta. Sciacca è una della numerose città italiane a tradizione ceramica, ma vanta anche uno storico Carnevale e perciò quasi tutti i ceramisti della città sono dei cartapestai. Ho avuto modo di osservare, apprendere ed innamorarmi della cartapesta proprio durante quegli anni, ma solo a distanza di tempo ho riscoperto e ripreso questa tecnica. Vedere che dalla carta potessero prendere forma quelle enormi sculture mi faceva impazzire. Anche se ho dovuto reinventare  e personalizzare questa tecnica: il mio lavoro infatti è su piccola scala e tecnicamente è assai diverso che costruire un carro allegorico. Ho fatto tutta una serie di esperimenti fino a trovare poi la mia tecnica personale e il mio stile.


In molti tuoi lavori unisci il fil di ferro alla carta, utilizzi anche altri materiali nelle tue opere?
Il legno è un altro materiale parecchio presente nelle mie creazioni. Scatole, cornici e contenitori che accolgono o completano i miei lavori sono fatti di legno. Oggetti che costruisco o riciclo.

I tuoi strumenti di lavoro?
La carta in primis, vecchi giornali, cartone, cartoncino, poi il fil di ferro, il nastro di carta adesivo, colla vinilica, colori acrilici e vernici sono alla base del mio lavoro e sempre presenti sul mio tavolo e anche a casa. Se apri un qualunque cassetto, puoi star certo di trovarci dentro una di queste cose. E poi tutto il resto, pinze, forbici, attrezzi vari. Una cantina piena sia a casa che in laboratorio.


Che tempi di lavorazione richiede la cartapesta?
Ahimè, questa è una tecnica che ha tempi parecchio lunghi, legati principalmente alla modellazione e poi all'asciugatura della carta. Una bella palestra di pazienza e disciplina,  direi.

Raccontaci una tua giornata lavorativa tipo.
Oh, mamma mia! Volete proprio farmi venire allo scoperto?
Non sono una persona metodica e soprattutto mattiniera (ahi, ahi!), mi piace lavorare soprattutto la sera, perché riesco a concentrarmi meglio. Faccio così le ore piccole e arrivo nel mio laboratorio parecchio tardi la mattina, prendendomi i rimproveri dei miei clienti. Imposto il lavoro giorno per giorno, in base alle priorità e alle scadenza da rispettare. Ci sono giorni che dedico interamente alla modellazione della carta e altri alla decorazione. Ci sono molteplici aspetti da curare poi e la giornata tramonta abbastanza rapidamente.


Da qualche anno lavori in pieno centro storico a Faenza, in un negozio tutto tuo, com’è cambiato il rapporto con il pubblico che ora viene a trovarti?
Sicuramente in meglio. Il fatto di avere un luogo fisico dove accogliere le persone e farle sentire libere di venire anche solo a curiosare ha dato uno sviluppo significativo al mio lavoro.

Il tuo negozio è anche il tuo laboratorio? 
In verità non mi piace definirlo negozio. È il mio laboratorio o meglio la mia bottega nel senso originario del termine, dove progetto, creo e poi sì incontro i clienti. Vivo questo luogo in piena libertà, senza vincoli di orario. Ci sto il tempo che mi serve starci. Proprio come piace a me!


Cosa ha portato una siciliana in Romagna?
Di formazione sono una ceramista e quale posto migliore di Faenza per approfondire gli studi tecnici sulla ceramica? Ho studiato restauro conservativo, lavorato nel settore per un po' di anni per poi finire a fare la cartapesta a Faenza, città della ceramica. Bizzarro, no?
Ma nemmeno tanto, perché ho scoperto che anche qui ci furono delle importanti maestranze che lavoravano proprio la cartapesta. Ho sempre pensato che ceramica e cartapesta camminano l'una di fianco all'altra e, scoprire che anche a Faenza si lavorava questo materiale, in un certo senso ha confermato la mia idea.

Il tuo mondo è indiscutibilmente quello della cartapesta, pensi mai o ti capita di realizzare le tue opere anche con un’altra tecnica?
Sono anni che desidero rimettere le mani nell'argilla, adesso che ho anche il forno credo sia venuto il momento di farlo. Spero presto. 

Zenobia, da Le Città Invisibili di Italo Calvino

Che caratteristiche deve avere la carta che usi per le tue opere?
Uso principalmente i quotidiani, è tutto quello che mi serve.

Da cosa trai ispirazione per realizzare le tue creature sognanti?
Dalla lettura, dagli illustratori che mi piacciono, dal mio mondo di bambina.

Sogni nel cassetto?
Il sogno nel cassetto in questo momento è di potermi prendere un anno sabbatico dal lavoro su commissione e potermi dedicare a tempo pieno a nuovi progetti. Sono un tantino folle, non è escluso che accada.

Luogo del cuore?  
Il mio luogo del cuore è mutevole. Posso dirvi qual è il mio luogo oggi, ma probabilmente tra qualche mese o anno potrebbe cambiare. Il mio luogo, quello a cui penso per riassaporare la bellezza ed emozionarmi nei giorni grigi è lo Stagnone di Marsala in Sicilia. Il tramonto sulle saline, e il cielo blu che cade dolcemente sulle sue acque basse. Da tre anni a questa parte ho frequentato questo posto con  regolarità e ne sono letteralmente innamorata. Quando sono triste penso a qual contrasto, a quel bianco dei cumuli di sale che si alzano contro il cielo blu, accarezzati dalla brezza marina dello Stagnone. Alle mie camminate nelle acque basse che portano verso l'Isola Lunga. È la mia terapia contro ogni forma di tristezza.


Progetti per il futuro?
Una mostra per festeggiare i miei dieci anni di cartapesta. 2020, mi piace molto come numero.

Sappiamo che organizzi corsi di cartapesta e che sono sempre affollatissimi, cosa realizzano principalmente i partecipanti durante i tuoi laboratori?
I miei corsisti sono liberi di sviluppare un proprio progetto personale. I miei corsi non sono dei tutorial, non riproduciamo nulla di quello che io realizzo. Perciò ogni volta gli elaborati sono diversi, ma ho notato che molti finiscono per realizzare delle bambole o comunque delle figure.

Oltre che nel tuo negozio a Faenza, commercializzi i tuoi prodotti anche in altro modo?
Spedisco ovunque, ma non ho uno shop on-line. Una parte delle committenze arriva dai social: Facebook, Instagram e incredibilmente anche da Pinterest. Non sono molto social, ma il mio lavoro circola parecchio in rete, dovrei solo investire un po' di più in tal senso, se solo avessi più tempo! 


Hai qualcosa da dire a chi sta cominciando ad avviare il proprio percorso lavorativo nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Non penso di avere le competenze per dare dei consigli, ma in base alla mia esperienza posso dire di non credere a quelle frasi del tipo: "Se ci credi veramente, allora puoi farlo" etc. Niente di più falso! Sognare, crederci,  sicuramente è importante, anzi fondamentale, ma non basta.
Bisogna essere realistici, capire come funziona il mondo, guardarsi intorno, testare il terreno per capire se quello che fai può avere un riscontro. Ma anche questo non basta.
Perché bisogna guardare al proprio progetto non a breve termine, non secondo le mode del momento. Se alla base del proprio lavoro non c'è una storia, un fondamento fatto di studio, progettualità, esperimenti, credo non si riesca ad andare molto lontani.
Bisogna essere dei sognatori, ma coi piedi per terra, per essere in grado di confrontarsi con la quotidianità spesso irta di ostacoli, sacrifici e anche fallimenti. 
Insomma, non bisogna illudersi che questo sia un lavoro così diverso da tanti altri, anzi è più faticoso, gratificante, ma faticoso. Non voglio scoraggiare nessuno, voglio semplicemente dirvi che un lavoro come questo è una vera sfida, dove ogni centimetro che percorri e ti guadagni non lo ricevi in dono, ma te lo devi costruire giorno per giorno con impegno fino anche a fare rinunce talvolta importanti.

Trovate Fatti di C'Arte sul suo Sito web, sulla sua pagina FacebookInstagram oppure Pinterest

Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

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BRICIOLA NUMERO 14 - RA' ILLUSTRAZIONI

06:30

Raffaella (Ra' illustrazioni) è un’illustratrice che abbiamo amato entrambe al primo sguardo, tanto che appena viste le sue immagini abbiamo pensato, “è perfetta per briciole”. Ha l’aspetto di una ragazzina, gli occhi grandi che le/ti illuminano il viso e una sensibilità che un po’ ci fa invidia (in senso buono eh!). Le sue immagini, (in particolare noi abbiamo apprezzato la serie al femminile) sono profonde, ma cariche di ironia e leggiadria, dovreste sentirla mentre vi descrive le sue illustrazioni, una gioia per gli occhi e per lo spirito.

La postazione di Ra' illustrazioni al Garden Lab, spazio condiviso a Genova
Quando hai iniziato a realizzare illustrazioni? I tuoi studi erano indirizzati verso questo percorso?
Il mio percorso di studi non è legato nello specifico all'illustrazione, ho frequentato il liceo Artistico, successivamente l'Accademia di Belle Arti di Brera dove mi sono diplomata in Scenografia e dopo una breve esperienza in teatro ho iniziato a lavorare come decoratrice di interni; tra polvere, calce e ponteggi ho formato le mie competenze. Ho approfondito la passione per l'illustrazione, a cui precedentemente dedicavo ritagli di tempo, circa due anni fa. Un giorno, dopo mesi dedicati ad un progetto di decorazione, il lavoro è saltato all'improvviso e io mi sono ritrovata amareggiata, priva di un'immediata alternativa e ovviamente con del tempo "libero" inaspettato. Era il momento giusto, ho impugnato foglio e matita e sono rinata dalle ceneri come una fenice... o un piccolo pulcino!

Le tue illustrazioni sono molto intense e ricche di simbolismi, a cosa ti ispiri quando le progetti?
Le fonti di ispirazione sono infinite, la vita è un caleidoscopio di stimoli. In alcuni lavori ho raccontato il mio vissuto, cose buffe, tristi, ricordi, oppure ci sono poesie che ho amato, la musica ascoltata, l'incanto della natura...per ogni immagine credo che il denominatore comune sia l'emozione provata. La cosa che mi sorprende sempre è come affiorino in modo naturale ed istintivo.

Piccolo drago, 2017 - tecnica mista
Quali tecniche utilizzi per realizzare le tue illustrazioni? La tua preferita?
Per le illustrazioni a colori utilizzo principalmente pastelli ad olio, acrilico, china, matite, collage. Creo delle superfici di fondo materiche che poi lavoro a velature... i fogli di carta come se fossero pareti: questo viene dalla decorazione. Mentre per i disegni stampati in cianotipia, parto da un elaborato realizzato ad inchiostro su carta che successivamente duplico in negativo su acetato: in questo modo si crea la matrice. La fase di stampa è la parte più tecnica, si utilizzano due sali di ferro, un bromografo e si lavora preferibilmente in camera oscura. Non ho un'illustrazione preferita: i figli sò piezz' è core!

Ci piacciono molto gli interventi a collage che applichi su alcuni tuoi lavori, utilizzi anche altri materiali, oltre alla carta, per realizzarli?
Fino ad ora ho utilizzato solo carta, è un materiale che mi piace molto, spesso parto da fogli bianchi su cui creo delle basi di colore o su cui disegno immagini che poi taglio.

La prima cosa che fai quando progetti un nuovo lavoro?
Scelgo i colori che userò, li accosto l'uno all'altro e mi rendo conto se mi trasmettono la sensazione che voglio dare...può sembrare assurdo ma per me i colori sono come un profumo, fanno vibrare i sensi prima ancora di ingabbiarsi in una forma.

La scrivania di Ra' illustrazioni, al lavoro con pastelli ad olio e collage
Ti sei mai approcciata al computer in termini illustrativi?
No mai, è un mezzo che non mi appartiene, sono consapevole del grande potenziale che ha e apprezzo molti lavori eseguiti a computer ma so cosa mi fa stare bene e al di là del risultato finale, della rapidità con cui si può realizzare un elaborato, in me si antepone una necessità fisica, tattile che un tramite digitale non può soddisfare. Inoltre quando si disegna, ancor più quando si dipinge, c'è un momento in cui bisogna ponderare tutto ciò che si andrà ad aggiungere, il rischio è alto perché si può compromettere l'intero lavoro, non si può "modificare" come un file : questa peculiarità analogica per me è costruttiva.

Quali sono gli strumenti di lavoro che non possono mancare sulla tua scrivania?
Ahimè da poco gli occhiali da vista!... sepolti da colori ad olio, carta, forbici, colla, acrilici, matite, tisane e frutta.

Che rapporto hai con i social?
Pessimo. Ho resistenze anche ad usare il telefono, credo di appartenere ad una specie antidiluviana... spero di non estinguermi!

Come promuovi il tuo lavoro?
Ritornando alla domanda precedente direi che non lo promuovo in modo efficace, visto che la comunicazione capillare oggi viaggia sui social. Al momento mi sto facendo conoscere partecipando a market, festival etc...non sono social ma molto socievole e lì il contatto con la gente è diretto, mi viene naturale raccontare chi sono e cosa faccio. Ovviamente c'è la volontà di migliorare questo aspetto, è nel mio interesse, ma ci arriverò con i miei tempi, senza snaturarmi.

L'incontro, 2017 - tecnica mista
Quella di illustratrice è la tua attività principale?
Purtroppo no, credo mi serva ancora tempo ed esperienza, quindi trovo sostentamento un pò in questo e nei lavori di decorazione per cui è sempre viva la passione.

Un pensiero ricorrente?
Non vedo l'ora che arrivi l'estate...

Futuro, 2018 - disegno al cianotipo, stampa in negativo su carta cotone con intervento a collage
Terra, fuoco, aria o acqua?
Dopo "hai un'illustrazione preferita?" questa è la domanda più difficile...diciamo che in questo momento della vita sono aria e terra, purtroppo un po' in conflitto quindi è faticoso ma arriverà l'equilibrio e allora sarà pura pace.

Il tuo luogo del cuore?
Le isole. Per me sono luoghi ancestrali, emergono dalle profondità ed incarnano l'energia della terra, trovo magica la sensazione dell'approdo, hanno un mistero che di giorno sembra svelarsi e di notte rimane custodito nell'abbraccio del mare, del cielo.

Una cosa che ami dell’Italia e una cosa che invece detesti?
Ne amo l'identità unica di ogni luogo, le antiche tradizioni, perché credo che la bellezza e la forza risiedano nella diversità e l'Italia è un mosaico, infiniti tasselli ne compongono la meraviglia. Ne odio l'incapacità di ricordarsi che il mosaico è ben più vasto e non si ferma al confine del proprio orticello...l'individualismo eccessivo impoverisce l'uomo.

Realizzi laboratori per insegnare le tue tecniche illustrative?
Sì, ho tenuto dei workshop sulla cianotipia, ed è molto stimolante perché ci si mette in gioco in modo diverso e si condivide l'esperienza reciproca. Vorrei dedicare più tempo a questa attività fino ad ora sono state esperienze brevi mentre mi piacerebbe poter fare dei laboratori che durino almeno un paio di giorni, per approfondire le tecniche e i rapporti umani.

Non sola, 2018 disegno al cianotipo, stampa da positivo su carta cotone
Cosa ti senti di consigliare a chi muove i primi passi nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Di essere autentici.

Trovate Ra' illustrazioni su: Instagram, oppure via mail, radeponti[at]gmail.com

Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

artigianato

BRICIOLA NUMERO 12 - CHIARA CERINOTTI

07:30




Abbiamo conosciuto Chiara Cerinotti e le sue bellissime creazioni su Instagram. I suoi lavori ci hanno colpito per un insolito mix: equilibrio nei colori, giocosità, forme non convenzionali, illustrazioni originali e faccioni per i quali abbiamo totalmente perso la testa. Abbiamo fatto qualche domanda a Chiara:

Laboratorio di ceramica presso lo spazio di Co-working Canarin a Verona

Ciao Chiara, di dove sei e di cosa ti occupi?

Sono cresciuta a Luino, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore ed oggi vivo a Verona. Mi occupo di ceramica ed illustrazione.

Da quanto tempo lavori con la ceramica?
Ho fatto il primo corso di ceramica più di quindici anni fa e da allora non sono più riuscita a smettere.

Piattino porta biscotti con scultura applicata

Quali sono i tuoi strumenti del mestiere, oltre all’argilla ovviamente?
Produco molti oggetti al tornio ed ovviamente li cuocio in un forno per ceramica che va oltre i 1300 gradi. Tutto quello che faccio inizia sempre da una linea sulla carta e per questo tra i miei strumenti ci sono sempre penne, inchiostri, acquerelli, matite colorate e carta in ogni forma e colore. Mi piace sperimentare con nuove tecniche e materiali e ho sempre il laboratorio pieno di attrezzi da cucina, cucito, stampa etc etc.

La cosa che più ti piace e quella che invece ti crea più problemi durante la creazione di un pezzo?
Mi piace molto quando la magia che riesci a creare sulla carta si trasferisce alla terra con la stessa leggerezza e poesia che avevi in testa. Il processo della ceramica è incredibilmente lungo e spesso durante l'asciugatura o le cotture i pezzi si rompono e cambiano. È un processo di apprendimento lungo e difficile, spesso questo si scontra con le tempistiche delle commissioni e crea problemi che non avevi anticipato.

Porta anelli in gres con lustro oro applicato in terzo fuoco

Siamo rimaste molto colpite dalle tue “sculture viso”, alcune sembrano molto complesse da realizzare, in media quanto tempo impieghi a realizzarne una?
Generalmente dall'inizio del processo alla fine calcolo circa un mese di tempo. I tempi di asciugatura variano in base alla temperatura e umidità ma tendo a lasciar asciugare i pezzi complessi molto lentamente per evitare crepe e rotture. A volte i pezzi richiedono due cotture, altre volte ne aggiungo una terza per applicare un lustro d'oro o bronzo.

Le tue ceramiche si possono definire illustrate, sono tantissime le forme e i decori che crei, da cosa trai ispirazione?
Mentre studiavo illustrazione a Milano un professore ci consigliò di non cercare mai ispirazione nel campo dell'illustrazione ma di guardarci attorno e trovarla in altri campi. Credo che questo sia restato con me da allora. Mi piace incrociare i miei interessi e lasciarmi ispirare dalla natura, la musica, la cucina, la moda, i viaggi. Mi piace guardare la texture di un tessuto ed immaginarmi un nuovo modello di vaso o assaggiare un piatto che non ho mai mangiato ed immaginarmi come sarebbe dipingerne il sapore con gli acquerelli. È importante non dimenticarsi che ogni opera degli artisti che ammiriamo proviene da anni di vita ed esperienze che vengono sintetizzate in modo del tutto personale ed è questo a rendere dei pezzi unici.

Tazze di terraglia fatte al tornio e dipinte a mano con engobbi

Hai mai provato a realizzare le tue illustrazioni su un altro supporto che non sia quello ceramico?
Dipingo e disegno ogni giorno ed ho nuovi progetti legati all’illustrazione anche applicata ai tessuti ed alla stampa serigrafica. Ho fatto un corso in cui ho sperimentato un pochino con la lavorazione del feltro anche per creare immagini illustrate.

A volte capita che la materia non ci aiuti, così, come nella vita, ogni tanto qualche ceramica si rompe, mentre la stai preparando o subito prima che sia terminata. Quando capita, é possibile rimediare a questo disastro?
A volte capita e se avviene prima della cottura il pezzo si trasforma e può diventare altro. Molto spesso invece si impara a non rifare lo stesso errore e soprattutto si impara ad accettare che è un percorso lungo e bisogna avere tanta pazienza, proprio come nella vita, fare un respiro profondo e ricominciare.

Sculture da appendere alla parete

Tieni dei corsi di ceramica a Verona, com’è il tuo approccio con chi vuole imparare a modellare e decorare un oggetto?
Sì, al momento offro corsi di gruppo e privati. Mi piace insegnare le tecniche base di modellato a pollice, colombino, sfoglia e tornio per poter offrire ai miei studenti le basi per iniziare a creare pezzi sempre più complessi. Usiamo terraglia bianca ed ingobbi ed insegno a decorare i pezzi a crudo. Nei corsi privati si ha più tempo per perfezionare la tecnica e migliorare più velocemente ma consiglio a tutti di provare a lavorare con l’argilla, è incredibilmente terapeutico, proprio come fare l’orto! Ogni studente si porta a casa dei pezzi che può utilizzare e nuove conoscenze, soprattutto una grande spinta ad essere pazienti e positivi quando si impara qualcosa di nuovo.

Sappiamo che lavori in uno spazio di coworking, il Canarin a Verona con altr* artigian*. Come ti trovi? Credi che uno spazio condiviso arricchisca e generi influenze positive sul tuo lavoro?
Sono convinta al 100% che dovrebbero esserci più spazi di co-working artigiano in Italia. Lavorare in uno spazio tuo ma a contatto con altri artigiani ti aiuta ad uscire dalla tua zona comfort e a confrontarti costantemente, anche nei momenti di dubbio e difficoltà con persone che stanno vivendo quello che vivi tu ma che allo stesso tempo sanno offrirti un punto di vista fresco e costruttivo.

Zuccheriera fatta al tornio con coperchio e pomello a cigno

Descrivici una tua giornata tipo.

Vado in laboratorio a piedi o in bici, quando le temperature scendono anche in autobus. Per tutta la giornata si alternano mansioni più o meno creative che possono variare dal creare nuovi pezzi, disegnarli, progettarli, costruirli, rifinirli, cuocerli ma anche fotografarli, postarli in Etsy o Instagram, rispondere a mail, fare pulizia dello spazio e delle attrezzature, cercare nuovi modi per venderli ma anche riciclare terra, ordinare nuovi materiali, fare corsi e gestire i pezzi degli studenti, controllarne l’asciugatura, cuocerli e smaltarli.
A ore passate a disegnare spesso si uniscono ore a testare una nuova tecnica o materiale, tentativi che non funzioneranno e dovranno essere ripetuti e analizzati per imparare.
Le tempistiche della ceramica non possono essere molto flessibili e per questo in base alla stagione o alla temperatura alla fase di creazione al tornio segue sempre l’asciugatura che viene monitorata costantemente. Quando i pezzi sono abbastanza duri si riportano al tornio e si fanno le basi dei pezzi, poi si attaccano eventuali manici e decorazioni e si lasciano asciugare per poi essere dipinti, cotti, smaltati e poi ricotti. Ci sono tante parti della mia giornata che non hanno nulla a che vedere con la ceramica o l’illustrazione ma sono fondamentali a portare avanti un progetto di questo genere. Quando sono in laboratorio mangio con i ragazzi con cui lavoro nello spazio Canarin ed è un ottimo momento per spezzare la giornata e condividere un momento di relax e risate.

Cosa non può mancare sul tuo tavolo da lavoro?
Qualcosa per scrivere e fare degli schizzi ma anche una bacinella con dell’acqua per lavorare con l’argilla o dipingere.

Piattino in gres con piccola scultura di elefante polipo

Luogo del cuore?

Si chiama Alpe Devero ed è un luogo bellissimo sopra Domodossola dove ho passato le estati della mia infanzia.

Consigliaci un libro per iniziare l’anno con il piede giusto?
Le otto montagne di Paolo Cognetti se amate la montagna come me.

Sogni dentro e fuori dal cassetto?
Se posso sognare in grande un laboratorio in una serra antica dove poter riunire un laboratorio di ceramica ed uno di incisione e serigrafia. Lavorare circondata da piante e luce.

Progetti per il futuro?
Voglio continuare ad imparare sempre di più e migliorare ogni giorno.
Vorrei anche iniziare a studiare giapponese.

Tavolo dello studio con vasi da decorare

Dove si possono acquistare le tue ceramiche?

Non produco grandi quantità della stessa cosa e spesso sono pezzi unici per questo il miglior modo è comprarle in etsy o contattarmi per commissioni private.

Che consigli ti senti di dare a chi si appresta ad avviare la propria attività nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Non lasciatevi spaventare da tutto quello che non sapete ancora e chiedetevi ogni giorno se quello che state facendo vi sta avvicinando o allontanando dal vostro sogno.

Trovare Chiara su: website, instagram e etsy.


Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.

artigianato

BRICIOLA NUMERO 11 - OFFICINA TYPO

06:30

Se amate l’odore dell’inchiostro, il rumore della carta che si piega e la sensazione di mani impiastricciate siete nel luogo giusto al momento giusto. Quella che segue è una breve intervista a Officina Typo, un laboratorio artigianale di Modena che porta avanti, tutela e diffonde il proprio amore per la stampa tipografica con torchi a mano e caratteri mobili. 
Vi basti pensare che il loro motto è “macchine antiche per un design moderno” e, guardando i loro lavori e i risultati dei laboratori che tengono non si può che essere d’accordo. Officina Typo sono Ebe, Gina e Silvano, noi ce ne siamo innamorate e vorremmo che il loro lavoro fosse conosciuto il più possibile, perché non sono solo artigiani, ma portatori di bellezza e cultura.

Officina Typo workspace
Sappiamo che la vostra passione per la tipografia ha origini lontane, e siamo molto curiose di conoscere tutta la vostra storia, ce la raccontate?
Officina Typo è composta da Ebe, Gina e Silvano. Tre persone, tre percorsi di vita, una famiglia. 
Gina si forma alla Scuola del Libro di Urbino, Silvano al Liceo Artistico di Ravenna e si incontrano all'Isia di Urbino quando era professore Albe Steiner. Ebe ha un percorso umanistico alle spalle, dal Liceo Classico all'università di Conservazione dei Beni Culturali.
Officina Typo nasce nel 2010 dalla passione di Gina e Silvano a cui si unisce presto anche Ebe. Officina Typo vuole preservare la stampa tipografica, reinterpretando in chiave moderna una tecnica antica. Macchine antiche per un design moderno.

Cucù - Libro 
All’interno del vostro bellissimo laboratorio ci sono un sacco di caratteri mobili e macchinari, torchi, tirabozze ecc.., come avete reperito tutte queste meraviglie?
Parte del materiale era patrimonio di famiglia e parte è stato recuperato da vecchie tipografie in dismissione o stamperie che, a seguito del cambiamento tecnologico, necessitano di liberare degli spazi. E poi siamo sempre alla ricerca di caratteri, perchè le fabbriche produttrici non esistono più e se disgraziatamente si rovina una serie non c'è modo di sostituirla.

Oltre ad avere diverse collaborazioni artistiche avete realizzato anche dei progetti con il vostro brand, libri, giochi, biglietti augurali, poster, tovagliette. Quindi oltre che stampatori e artigiani siete anche progettisti, come distribuite il lavoro all’interno del laboratorio?
Sì, abbiamo una linea di progetti autoprodotti. Abbiamo iniziato con libri e poster, poi tovagliette e ultimamente ci siamo dedicati ai giochi da tavolo. L'idea delle autoproduzioni era nata per diffondere la stampa tipografica e mostrare tutte le potenzialità di questa tecnica. La stampa a caratteri mobili è peculiare perché, usando la pressione, crea una terza dimensione allo stampato e di conseguenza una piacevolezza tattile che la stampa offset/digitale ovviamente non ha.
Per la distribuzione del lavoro non c'è una regola precisa. L'unica regola è che ogni lavoro, che sia nostro o di terzi, deve coniugare progetto e realizzazione.

Montagne tipografiche - poster
Pazienza e tanta pratica sono requisiti indispensabili per riuscire a padroneggiare macchinari e strumenti tipografici, tra le vostre attività c’è quella dei workshop nelle scuole, com’è insegnare ad una generazione abituata ad internet ed alle risposte fast?
Facciamo corsi per le scuole di ogni ordine e grado, dall'Infanzia all'Università. E abbiamo notato che il desiderio di fare con le proprie mani è innato in tutti, basta tirarlo fuori. E come in tutte le cose, chi si adatta con facilità e semplicità alla stampa manuale a caratteri mobili sono i bambini.

E le nuove tecnologie? Come vi rapportate ad esse?
Oggi non si può vivere al di fuori della tecnologia. Talvolta la progettazione è totalmente manuale e talvolta invece il computer può venire a supporto della stampa manuale. Abbiamo anche sperimentato la laser cut per la preparazione di matrici con risultati interessanti.

Typo memory game - poster
Siete portatori di bellezza, cultura e di un sapere (tipografico) che oramai sta scomparendo, ma che cercate in ogni modo di trasmettere a tutti attraverso laboratori per adulti e bambini, avviando collaborazioni con le scuole ed università. Vi confrontate e rapportate anche con realtà simili alla vostra sia in Italia che all’estero?
Certamente, i momenti di confronto con realtà simili possono essere i festival come Fruit a Bologna e Ratatà a Macerata (per citarne qualcuno) che forse dovrebbero essere incrementati e aiutati soprattutto in Italia.

Ci piace molto la vostra impronta spiccatamente grafica, immaginiamo che non sia immediato progettare “al contrario” visto che la composizione tipografica prevede che, uno ad uno, i singoli caratteri mobili vengano assemblati in senso inverso, a tal proposito come nasce un nuovo progetto? 
Il progetto nasce da un'idea e l'idea non ha problemi esecutivi. Nella fase progettuale, ci sono
regole universali sia che lo sviluppo sia portato avanti a computer o a mano. Nella fase esecutiva va tenuto conto che la stampa diretta è a specchio, problema comune a tutte le tecniche tradizionali come la xilografia, calcografia, litografia. Un valore aggiunto della tipografia tradizionale è che ogni colore è costituito da un inchiostro creato ad hoc e non un mix di retini di cmyk. Ma non solo, stampando con la pressione, la tipografia o letterpress permette di stampare anche senza inchiostro.

ABC dell’OCA - gioco dell’oca
Il vostro lavoro richiede ordine, visione del progetto, grande immaginazione, pulizia, calibrazione degli spazi e misure degli ingombri, un grande sforzo mentale, ma anche fisico. Immaginiamo che ci sia anche un grande lavoro “dietro le quinte” di ordine, catalogazione e pulizia. A tal proposito, per i libri c’è un dibattito sempre aperto su come catalogarli, voi come classificate e ordinate i vostri caratteri mobili?
Noi dividiamo il nostro campionario caratteri per famiglie stilistiche che ripercorrono anche la storia della stampa, dai Romani antichi di ispirazione rinascimentale (Aldo Manuzio) ai Bodoniani, agli Egizi e infine i Bastoni. E all'interno di ogni famiglia i caratteri sono suddivisi per corpo e chiaroscuro.

Il modo migliore per ripulire i caratteri mobili dopo l’utilizzo?
Utilizziamo un diluente industriale a base di olii in gran parte di origine vegetale.
Come è profondo il mare - Poster
In base a quali requisiti scegliete le carte su cui realizzare i vostri progetti?
Nella scelta della carta la prima discriminante è il pregio richiesto dal tipo di lavoro, poi la stampabilità e la grammatura. Per fare un esempio, per i poster utilizziamo carta con grammatura abbastanza leggera, in modo che siano più maneggevoli viste le dimensioni. Per i libri d'artista invece utilizziamo solitamente carta cotone Fabriano o Hahnemuhle, che, oltre ad essere di pregio, è una carta che supporta bene la pressione e si possono realizzare bellissime impressioni a secco.

Sogni nel cassetto?
Sogni semplici: la speranza che il nostro lavoro possa proseguire nel tempo, che le idee siano sempre troppe, che lo spirito di iniziativa sia sempre ai blocchi di partenza, che i bambini vengano sempre più numerosi a creare coi caratteri e che gli artisti tornino a lavorare anche con le mani per ricreare quel rapporto diretto tra la mano dell'artista che crea la matrice e la stampa.

L'Infinito - Libro
Un libro sul letterpress che ci consigliate?
Proto tipi – farsi una stamperia di Claude Marzotto Caotorta, ed. Stampa alternativa&graffiti (che ha un'ottima bibliografia).
Per lavorare coi bimbi sui caratteri: Tipi alla mano di Michela Gasparini, ed.Topipittori

Progetti per il futuro?
Creare un luogo di incontro per tutti gli amatori del letterpress e delle tecniche di stampa manuale.

Lettera S - Libro
Che consigli vi sentite di dare a chi si appresta ad avviare la propria attività nel campo dell’autoproduzione e dell’artigianato?
Darsi tempo e non demordere, a seguito di qualche inciampo.

Dove si possono acquistare i vostri progetti?
Oltre che stampatori e progettisti, siamo anche i distributori di noi stessi, quindi frequentiamo festival e mostre-mercato di settore o market dedicati al nuovo artigianato. Ci sono anche alcune librerie specializzate che tengono alcuni esemplari di stampe e libri di Officina Typo.

Potete trovare Officina Typo: website e facebook.


Se sei un artigian*, lavori con testa e mani, vorresti farci conoscere la tua realtà e magari partecipare alla nostra rubrica puoi taggare su instagram uno dei tuoi progetti e inserire l'hashtag #quasibriciole. Saremo felici di visionare i tuoi lavori e conoscere il tuo brand, sarà nostra premura contattarti per un approfondimento qualora lo ritenessimo nelle nostre corde.



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